Imprenditrice sgozzata nella sua villa nel bergamasco
V
I
T
T
I
M
A
Maria Teresa Pezzoli
[ 24-07-2008 ]
Modalità:
Luogo di morte:
VERTOVA (BG)
Anni:
45
Sesso:
F
Lavoro:
Imprenditore
Cittadinanza:
Italia
Residenza:
VERTOVA (BG)
Movente omicidio:
Vendetta
Info omicidio
21-08-2008Due dipendenti della Pezzoli morti in modo sospetto nel mese successivo l'omicidio dell'imprenditrice.
Si tinge sempre più di giallo il mistero dell'omicidio di Maria Grazia Pezzoli, l'imprenditrice 45enne sgozzata il 24 luglio nella sua abitazione a Vertova, nella Bergamasca. A un mese di distanza a quel lutto se ne sono aggiunti altri due, altrettanto inspiegabili: la morte di due dipendenti della Val.Cop (l'azienda della Pezzoli) interrogati poco prima dai carabinieri come "persone informate sui fatti".
Il primo caso, riporta il Corriere della Sera, che ha ricostruito le inquietanti coincidenze, il 6 agosto a Trebaseleghe, nel Padovano: vittima Dame Niang, 37enne senegalese, dipendente della Val.Cop morto cadendo dal tetto di un capannone. Un incidente inspiegabile, visto che il tetto è piatto e protetto da un parapetto alto un metro e mezzo, risultato intatto durante le verifiche degli inquirenti. Sull'accaduto la Procura di Padova ha aperto un'inchiesta, ma ciò che sorprende è che solo tre giorni prima l'immigrato fosse stato interrogato dai carabinieri come tutti i dipendenti dell'azienda bergamasca.
Cinque giorni dopo, l'11 agosto, un'altra morte inspiegabile: G.R., 33enne ex dipendente dell'azienda della Pezzoli, viene trovato impiccato a un albero in un bosco della Valseriana. Proprio quella mattina l'uomo era stato ascoltato per due ore dai militari, e nel pomeriggio era stato visto girare tranquillamente in paese. Niente, insomma, lasciava pensare che l'uomo avesse intenzione di togliersi la vita. Eppure per gli inquirenti la fine del 33enne è un suicidio come tanti altri dovuto alla depressione.
05-08-2008 Potrebbe esserci un mandante dietro l'omicidio di Maria Grazia Pezzoli, l'imprenditrice sgozzata il 24 luglio nella sua casa a Vertova. Dopo 12 giorni di indagini e' questa la nuova pista imboccata dai carabinieri, ormai tanto convinti che il delitto sia stato commissionato, quanto propensi a escludere l'ipotesi di una rapina degenerata nel sangue. Qualcuno avrebbe voluto la morte della donna o per motivi passionali oppure per ragioni legate a vecchi affari economici.(4minuti.it)
28-07-2008
26-07-2008
Foto: ecobg.it
Foto: Ilgiornale.it
Una donna di 45 anni, Maria Teresa Pezzoli, è stata uccisa nella sua abitazione di Vertova (Bergamo), in via V Martiri.
Il ritrovamento:
Casa e azienda sono adiacenti: è stato proprio il marito della donna, tornato da un incontro di lavoro, a trovare il corpo senza vita intorno alle 15.30. Il marito della donna era fuori, si era recato a Varese per impegni di lavoro. Purtroppo al ritorno si è ritrovato una scena agghiacciante davanti agli occhi. La moglie era morta, a terra con un taglio profondissimo alla gola.
Prima ricostruzione:
Secondo una prima ricostruzione fatta dagli inquirenti, la vittima sarebbe stata affrontata da uno dei dipendenti - un giovane immigrato - della ditta di cui era titolare insieme al marito, che voleva riscuotere un pagamento.
Nel tardo pomeriggio i carabinieri hanno sentito l'immigrato. In serata, però, il giovane è stato rilasciato senza che gli inquirenti abbiano trovato un legame con l'omicidio.
Il corpo è stato trovato proprio dal marito; la donna sarebbe stata sgozzata.
Maria Grazia Pezzoli era originaria di Leffe (Bergamo) ed era sposata da circa 25 anni. Il marito è tornato presto dal lavoro perchè insieme alla moglie avevano un appuntamento dal notaio.
Tra le ipotesi all'esame degli inquirenti c'è anche quella di un tentativo di furto finito in tragedia: una delle finestre dell'abitazione è stata trovata infatti forzata. Al momento, però, questa appare essere una delle ipotesi meno probabili, in quando dall'abitazione non sarebbe stato asportato nulla.
Ipotesi:
L'ipotesi più probabile resta quella di un movente collegato a questioni d'affari. Ai carabinieri il marito ha riferito di non aver ricevuto minacce né di avere sospetti su alcuno. Dopo avere trascorso la giornata fuori provincia - a Meda - per lavoro, ha spiegato di essere tornato in anticipo a casa perché insieme alla moglie aveva un appuntamento dal notaio. La coppia era sposata da 25 anni; oltre all’impegno in azienda, Mariagrazia Pezzoli era membro della commissione dei Servizi sociali del Comune. I rilievi della scientifica sono in corso, la salma è stata portata via intorno alle 20.
29-10-2008 Alì Ndiogou mercoledì mattina 29 ottobre, intorno alle 10, uscirà dal carcere di via Gleno dove si trova con l'accusa di omicidio volontario dal 29 agosto. Il giovane senegalese presenzierà all'udienza che vede l'immigrato in causa con il suo ex datore di lavoro Bernini, nonchè marito della vittima Maria Grazia Pezzoli, morta lo scorso 24 luglio a Vertova.
L'immigrato pretende dall'ex datore di lavoro un risarcimento di 48 mila euro, tra stipendi arretrati, liquidazione e risarcimento per un infortunio patito in un cantiere del Padovano. Di diverso avviso sono i legali di Bernini, per i quali le competenze sarebbero di Inps e Inail, essendo la ditta per cui lavorava Ndiogou dichiarata fallita. E sarebbero proprio queste pretese economiche che avrebbero spinto, secondo l'accusa, il senegalese a uccidere Maria Grazia Pezzoli, che della nuova azienda del marito era la contabile.
09-10-2008 I carabinieri hanno trovato e sequestrato l'auto che il presunto assassino Alì Ndiogou, senegalese di 40 anni, ex dipendente del marito della vittima Giuseppe Bernini, avrebbe usato per raggiungere l'abitazione della donna il giorno dell'omicidio.
Un testimone, secondo quanto riferito dai carabinieri, avrebbe visto il senegalese lavare l'auto due giorni dopo l'omicidio: la vettura risulta essere di proprietà di un connazionale di Alì Ndiogou, non indagato. L'uomo ha dichiarato di aver prestato la vettura al conoscente nel mese di aprile e che Alì Ndiogou gliela avrebbe restituita a fine luglio, ossia una settimana dopo l'omicidio.(Eco di Bergamo)
31-08-2008 Ali Ndiogu, senegalese di 40 anni, é stato incastrato dal test del dna. Per i carabinieri, non ci sono più dubbi: dopo aver ammazzato a coltellate il 24 luglio scorso nella sua abitazione di Vertova (Bergamo) Maria Grazia Pezzoli, imprenditrici di 45 anni, ha lasciato dietro di sé diverse tracce. I militari hanno lavorato per 5 settimane senza sosta e da ieri sera in stato di fermo c'é Ali Ndiogu, un ex dipendente della Val. Cop., la ditta che la vittima dirigeva insieme al marito Giuseppe Bernini.
L'uomo è in carcere a Bergamo in attesa dell' interrogatorio del gip. I carabinieri del Ris di Parma, che hanno svolto le indagini scientifiche, sono certi: le tracce di sangue del killer, trovate dentro e fuori l'abitazione di via Cinque Martiri, appartengono senza dubbio all'immigrato, che però attraverso il suo avvocato continua a dichiararsi innocente. I militari sono risaliti all'uomo grazie al ritrovamento, due giorni dopo il delitto, di un lembo di pantalone intriso di sangue e di sudore ad Albino (Bergamo), in una zona frequentata da extracomunitari africani. All'interno c'erano delle fototessere tagliate del marito della vittima, che gli erano state rubate nel febbraio 2006 insieme ad un borsello contenente soldi e documenti.
I carabinieri hanno accertato che le impronte lasciate sulle fotografie corrispondevano a quelle trovate sul luogo del delitto, che le macchie di sangue appartenevano a Maria Grazia Pezzoli e che quelle di sudore erano invece dell' assassino. Il senegalese, secondo le indagini, si era poi ferito nei pressi dell'abitazione, dove sono state trovate delle piccole tracce di sangue. Da subito, dunque, gli inquirenti hanno indirizzato le loro ricerche su un immigrato di colore, tra i dipendenti e gli ex dipendenti della ditta, accantonando così il movente passionale e il tentativo di rapina. Nei giorni successivi al delitto sono state convocate in caserma almeno un centinaio di persone, alle quali sono stati prelevati dei campioni di saliva, che i Ris hanno comparato con le tracce lasciate dall'assassino. Il riscontro positivo è arrivato con il dna di Ali Ndiogu.
L'uomo aveva lavorato per la ditta dei coniugi Bernini dal 2000 al 2004 e da tempo aspettava un risarcimento economico per una causa di lavoro, dopo un infortunio avvenuto nel 2003 in un cantiere edile in provincia di Padova ed il successivo licenziamento. Sarebbe questo, dunque, il movente dell'assassinio. Il giorno del delitto Ali Ndiogu è stato notato da almeno quattro persone nei pressi dell'abitazione della vittima. L'immigrato si sarebbe presentato a casa di Maria Grazia Pezzoli forse per chiedere del denaro, ma é possibile che al rifiuto della donna - che si occupava della contabilità dell'azienda - abbia perso la pazienza, fino a colpirla per trenta volte al petto e alla gola. L'arma non è stata trovata, ma secondo gli inquirenti non è determinante ai fini delle indagini. L'indagato è stato intercettato a Gandino (Bergamo); dovrà rispondere di omicidio pluriaggravato da futili motivi e crudeltà.