Mariangela Ginetti, 57 anni, ha appena soffocato con una busta stretta intorno al collo Virginia Selmi, 83 anni, paralizzata dal 2002, da quando un ictus l´ha costretta a vivere immobile tra letto e carrozzina. Sveglia il fratello, anche lui gravemente malato, e nella casa di via Monsignor Paleari 13, a Pogliano Milanese, dove ormai vive pure lei per assistere i due parenti, il silenzio della notte è rotto dal pianto e dalle parole che raccontano la sua disperazione calma. «Ha smesso di soffrire - dice Mariangela al fratello - ora non dobbiamo lasciarla sola».
Mariangela vuole uccidersi, e chiede al fratello di farla finita e raggiungere insieme la madre. Ma il fratello non la segue e la donna scappa nella sua casa di via Oberdan 2/C, dove prima della malattia viveva insieme al resto della famiglia. Lo stabile non ha l´ascensore, l´appartamento è ai piani alti, ed è impossibile muoversi con la carrozzina, e quindi tutti si erano trasferiti. Ora lei apre la finestra, sale su uno sgabello vicino al muro e si sporge, senza però avere il coraggio di buttarsi giù. Così Mariangela torna nella casa e decide di chiamare i carabinieri.
Sono da poco passate le 22.30 di lunedì. I militari della compagnia di Rho, guidati dal capitano Luca Necci, arrivano nella piccola corte che dà sulla strada e trovano la donna che li aspetta quasi serena, come liberata da un peso insopportabile. «Ho ucciso mia madre, l´ho soffocata con un sacchetto» ammette. I carabinieri entrano e trovano il cadavere. Sarà il fratello a spiegare la dinamica della tragedia. La donna viene subito portata in caserma, accusata di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Un´imputazione che dovrà tenere conto della situazione in cui la donna ha agito. Da anni su di lei grava il peso di tutta la famiglia. Da quando, nel 2002, la signora Virginia viene colpita da un ictus che la costringe a una vita da paralizzata. Da quando, pochi mesi dopo, il padre muore e Mariangela si ritrova sola ad assistere la madre, il fratello, e lo zio Giuseppe, residente al civico accanto 11. Nubile, lascia il lavoro in una ditta di abbigliamento a Milano, e si dedica totalmente alla famiglia. Poi lentamente nella sua mente si fa largo l´idea di mettere fine a una situazione durissima. Lunedì aspetta che tutti si addormentino, poi stringe intorno al collo della donna un sacchetto di plastica. La libera dalla malattia, per sempre. Inserito da: dopamina Fonte:  |