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Albanese uccide la nipotina di 3 anni, la madre e la zia
2.11.09
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Claudia Melyshi [ 31-10-2009 ]
Modalità:
Arma da taglio
Luogo di morte:
STRADELLA (PV)
Anni:
3
Sesso:
F
Lavoro:
Cittadinanza:
Albania
Residenza:
STRADELLA (PV)
Movente omicidio:
Follia
Info omicidio
Gravi dissapori con il fratello e la cognata, che volevano fargli lasciare la loro casa, e sullo sfondo una sorta di faida con un’altra famiglia di albanesi che preoccupava i Melyshi. Sarebbe questo il movente della strage di ieri a Stradella dove sono stata uccise a coltellate un bimba di tre anni, sua madre e la zia. Per l’omicidio è stato arrestato Alfred Melyshi, zio della piccina. L’uomo che dopo il massacro ha detto «lo ha voluto Dio», ora è ricoverato all’ospedale di Voghera. Per lui l’accusa è omicidio plurimo, pluriaggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.

Mentre le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Voghera Francesco De Socio e condotte dai carabinieri di Stradella guidati dal capitano Francesco Spera, proseguono per approfondire tutti gli aspetti di questa tragedia che ha sconvolto la cittadina del pavese, le prime ricostruzioni hanno portato a chiarire a gradi linee i motivi del massacro. Alfred Melyshi, 24 anni, da qualche anno viveva con il fratello più grande Albert, anche lui autotrasportatore, e con la cognata Rina madre della piccola Claudia.

Una vita apparentemente tranquilla in un’appartamento in una palazzina alla periferia del comune in provincia di Pavia: i due fratelli, con qualche piccolo precedente, facevano i camionisti, così come un terzo fratello.

Più di un anno fa però cominciano i guai. Come ha raccontato un testimone agli investigatori, a causa di una partita di calcio finita a insulti e botte tra Alfred e alcuni suoi connazionali, tra le due famiglie iniziano una serie di dispetti, sgarbi, piccole vendette che degenerano con bersaglio l’uomo. Man mano cresce la tensione fino a giovedì notte quando vengono sparati quattro colpi di pistola contro la finestra di casa Melyshi. Proprio per la paura dovuta a questa sorta di faida e per preservare soprattutto l’incolumità della loro piccola, come ha spiegato Anton ai carabinieri, lui e la moglie da tempo chiedevano ad Alfred di andarsene da casa. «Ma non ne voleva sapere», ha dichiarato l’uomo ancora sotto choc: lui, quando la sua piccina, sua moglie Rina e la sorella di quest’ultima, Ornela, aspirante fotomodella a Milano, di 19 anni venivano uccise, era fuori con l’altro fratello .

Quando è rientrato si è ritrovato davanti quell’orrore. Poco prima, attorno alle 15, le due donne ancora una volta avevano cercato di convincere il cognato: doveva trovarsi un’altra sistemazione perché era lui la causa di tutte quelle tensioni con l’altra famiglia. I vicini hanno sentito delle urla e poi più nulla. Meno di un’ora dopo Alfred viene trovato sulle scale dell’edificio, ferito e fuori si sé. Nell’appartamento una scena orribile: i tre cadaveri «composti», nel tinello, in mezzo a tanto sangue, con ferite al torace. Lì vicino due coltelli mentre un terzo coltello era nella stanza da letto dove il pluriomicida ha cercato di ammazzarsi. Dopo aver appurato che chi aveva esploso quei quattro colpi di pistola due notti fa contro casa Melyshi nulla c’entra con il triplice omicidio, i carabinieri stanno tentando di far luce su un altro punto. Le due donne, secondo i primi accertamenti medico legali, non presentano segni di colluttazione, pare dunque che non abbiano tentato nemmeno di difendersi. Da qui il sospetto che le tre vittime, prima di essere accoltellate, possano essere state avvelenate o in qualche modo stordite. Ipotesi che potrà essere chiarita dell’esito dell’autopsia che si svolgerà domani. Intanto Alfred oggi è stato visitato da inquirenti e investigatori ma le sue condizioni, è sedato dopo l’operazione, non gli hanno consentito di rispondere alle domande.

Inserito da: dopamina
Delitto associato a:
Delitto Rina Ndoj (31-10-2009)
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Alfred Melyshi 
Anni:
24
Sesso:
M
Residenza:
STRADELLA (PV)
Cittadinanza:
Albania
Movente:
Follia
Accuse
Omicidio volontario
Info aggressore
02-11-2009 Sono le 13 di ieri quanto Alfred, che risulta fosse fidanzato con Ornela, modella a Milano, con le tre donne si siede a pranzo a casa di Anton. Tutto fila liscio fino alle 15. È a questo punto che una vicina di casa spiegherà di aver sentito urla continue, e diverse, provenire per parecchio tempo da quella casa. Mezz’ora di urla. Poco dopo si colloca la carneficina e il 118 di Pavia viene avvisato di quanto accaduto alle 16.05. In strada appena davanti al cancello della casa, trovano Alfred ferito, che non si regge in piedi: verrà poi operato nel vicino ospedale per un fendente che gli ha trapassato il polmone e che risulta si sarebbe autoinferto dopo la strage che avrebbe condotto personalmente con 2 coltelli, trovati, poi, in due stanze diverse. Inizialmente gli inquirenti pensano, invece, a una faida tra famiglie albanesi. Solo due giorni fa, infatti, erano stati esplosi colpi di pistola contro il balcone e la finestra teatro della strage. Per questa vicenda erano stati identificati e denunciati due giovani albanesi di 31 e 26 anni. Ma intorno alle 18 il capitano Francesco Spera di Stradella dà ordine ai suoi uomini di interrogare chiunque possa sapere qualcosa tra primi intervenuti, amici, vicini di casa. Appena prima, Anton viene portato via da un’auto dei carabinieri, per essere interrogato: e pare che anche lui abbia fornito materiale su cui i militari stanno lavorando.
Il presunto assassino che avrebbe anche fatto le prime ammissioni è piantonato in ospedale. Vicini di casa albanesi, in Italia da quindici anni, sono stati poi invitati in caserma a Stradella per riferire quanto a loro conoscenza. I militari chiedono a loro di aiutarli a comprendere le dinamiche nella comunità albanese. Sul posto anche il sindaco Pierangelo Lombardi che non ne ha fatto segreto: «Alcuni componenti di quella famiglia si rivolgevano, ogni tanto, ai nostri servizi sociali».

Fonte:

Novità Noir e Gialli



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