02-12-2009 Un complice: Giuseppe 'Pippo' Piccolomo, il 58enne di Ispra in carcere con l'accusa di essere il 'mostro' di Cocquio Trevisago (Varese) potrebbe aver avuto una sorta di complice, qualcuno a conoscenza del suo presunto coinvolgimento nell'orrendo delitto di via Dante Alighieri e che in qualche modo lo avrebbe aiutato. In ogni caso non avrebbe partecipato direttamente all'omicidio di Carla Molinari. Un uomo che avrebbe, dunque, un ruolo marginale e perseguibile, nell'eventuale caso, per favoreggiamento personale. Per ora si e' solo a livello di sospetto nato dalla presenza di un'ombra fugace che si intravede dalle 54 ore di immagini girate dall'impianto di video sorveglianza del centro commerciale di Cocquio dove l'imbianchino trascorreva molto del suo tempo libero e dove, stando al racconto di una donna alla Mobile di Varese, avrebbe raccolto dai posacenere alcuni mozziconi che sarebbero gli stessi poi trovati nell'abitazione dell'82enne ex tipografa in pensione. 'Mister X', un uomo dai capelli scuri, lo si vedrebbe alla guida della Nissan Micra di Pippo. Allo stato attuale sembrerebbe poco per poter attribuire un qualsiasi ruolo alla vicenda di questo personaggio. L'auto attualmente e' sottosequestro, come la casa di Pippo, e si spera dagli accertamenti scientifici di risalire a quest'uomo.
In attesa di chiarire questo aspetto, in Procura a Varese nelle ultime ore sono state convocate le figlie di Piccolomo, Nunzia e Cinzia, che nei giorni scorsi erano state particolarmente pesanti nel loro giudizio nei confronti del padre, accusandolo apertamente di aver bruciata viva anche la sua prima moglie, nonche' mamma delle due donne.
30-11-2009 Si proclama innocente, Giuseppe Piccolomo, accusato dell'omicidio di Carla Molinari, ex tipografa di 82 anni trovata brutalmente assassinata.
L'uomo, che ora si è avvalso del diritto di restare in silenzio, sarà presentato lunedì di fronte al giudice dell'indagine preliminare per l'interrogatorio di garanzia e la convalida del fermo. Gli investigatori sostengono comunque di avere "prove inconfutabili" contro di lui. Alla difesa l'avvocato Simona Bettiati.
Intanto aumentano le voci riguardo l'indagato: sembrebbe che negli ultimi tempi egli ripetesse spesso agli amici in tono scherzoso "Vi mozzo le mani come a quella lì"alludendo evidentemente alla Molinari, che secondo le investigazioni lui avrebbe soffocato, accoltellato 15 volte, oltre che mozzato le mani e quasi decapitato. L'accusa infatti è aggravata da atti di sevizie e crudeltà.
Fondamentali anche altri elementi, come la testimonianza di una donna che l'avrebbe visto rovistare con alcuni posacenere di un bar, dopo che in tv avevano annunciato di aver trovato quattro mozziconi nella "villetta dell'orrore", oltre che i graffi presenti sul volto del presunto omicida, coperti da una barba che sembra non essere rasata dal giorno in cui è avvenuto l'assassinio. Graffi che sarebbero le conseguenze di una colluttazione con la vittima e che giustificherebbero le mani mutilate.
Per quanto riguarda il movente si ipotizzano problemi economici dell'indagato. Secondo le informazioni raccolte dagli investigatori infatti, Piccolomo aveva un debito con le banche di circa 10.000 euro. Avrebbe tentato così di battere cassa dalla vittima, per cui in precedenza aveva svolto lavori di imbiancatura presso la villetta di via Dante Alighieri.
Jessica Fanelli
http://www.voceditalia.it/articolo.asp? ... 0innocente
29-11-2009 Nel giorno in cui Giuseppe Piccolomo decide di non rispondere al gip sull'omicidio della pensionata Carla Molinari, le parole più dure, quasi un'anatema, arrivano dalle due figlie che ebbe dalla prima moglie, Marisa Maldera, morta in un sospetto incidente d'auto: "Nostro padre è un assassino". L'uomo fermato giovedì con l'accusa di aver ucciso l'ex tipografa di Cocquio Trevisago e di averle tagliato le mani è comparso, nel carcere dei Miogni, davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Fazio e ha fatto scena muta. Il suo legale, Simona Bettiati ha chiesto la scarcerazione per l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, mentre il pm Luca Petrucci ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere.
Il giudice si è riservato e ha tempo fino alle 12 di domani per decidere. Chi invece ha già condannato l'ex ristoratore, ora piccolo impresario edile, sono le figlie che ha avuto dal primo matrimonio (Piccolomo è ora sposato con una donna marocchina, che si trova in Marocco con i due figli piccoli della coppia). Nunzia, sposata con un agente di Polizia penitenziaria in servizio proprio nel carcere dei Miogni, e sua sorella Cinzia spiegano che dalla loro vita il padre è "cancellato" da tempo. Lo definiscono un "padre padrone" quando viveva con loro, "violento e irascibile". Poi usano parole che suonano come una maledizione: lo ritengono responsabile della morte dell'ex tipografa ma anche di quella della madre, o meglio, del suo omicidio. Lei è convinta che suo padre sia un assassino? "Io si", risponde lapidaria Nunzia, con il rimmel sbavato per le lacrime. Le due sorelle chiedono giustizia anche per quell'incidente in cui morì la madre carbonizzata in auto, nel 2003, mentre il padre patteggiò un anno e quattro mesi per omicidio colposo. "Quando l'abbiamo saputo - ricorda - siamo corsi in ospedale credendo fosse un vero incidente, ma quando abbiamo saputo che era morta arsa viva, carbonizzata, e lui non si era fatto niente, per come era fatto abbiamo pensato fosse stato lui".
Cinzia fa risalire i problemi di Piccolomo con la moglie proprio a quando la marocchina cominciò a lavorare nel ristorante-pizzeria della coppia, dalla gestione fallimentare: "Era la sua ombra, abbiamo cercato di aprire gli occhi a nostra madre". Le uniche parole di speranza, per Piccolomo, vengono dal parroco della frazione di Cocquio in cui viveva Carla Molinari. Don Hervé Simeoni spiega che "bisognerebbe accertare se davvero è stato lui, ma il rapporto tra il sacerdote e chi mette sotto i piedi la dignità della propria vita è la stessa tra il medico e il paziente: la cura deve essere profonda, non bastano palliativi. E' necessario un percorso di espiazione". Lo incontrerebbe in carcere se lo chiedesse? "Lo farei, non come don Hervé - ha risposto - ma come farebbe qualunque sacerdote per via del suo ministero".